Articolo nuovo del 17-3-2014

Questo è un articolo del 17-3-2014 di test.AuroraBorealis

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam erat volutpat. Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation ullamcorper suscipit lobortis nisl ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et accumsan et iusto odio dignissim qui blandit praesent luptatum zzril delenit augue duis dolore te feugait nulla facilisi. Nam liber tempor cum soluta nobis eleifend option congue nihil imperdiet doming id quod mazim placerat facer possim assum. Typi non habent claritatem insitam; est usus legentis in iis qui facit eorum claritatem. Investigationes demonstraverunt lectores legere me lius quod ii legunt saepius. Claritas est etiam processus dynamicus, qui sequitur mutationem consuetudium lectorum. Mirum est notare quam littera gothica, quam nunc putamus parum claram, anteposuerit litterarum formas humanitatis per seacula quarta decima et quinta decima. Eodem modo typi, qui nunc nobis videntur parum clari, fiant sollemnes in futurum.

“Bokeh” per chi non lo sapesse …

“Bokeh”, per chi non lo sapesse…

(Dalla publicazione di un mio vecchio sito del 1998 – Traduzione a cura di Gabriele Zappi, testo di EOS Magazine – Marzo 1998)




C’e’ una nuova parola che sta entrando nell’uso comune nel linguaggio della fotografia, ed il suo significato e’ ben poco chiaro!

In un certo senso, é relativamente facile decidere se un’ottica offre o meno una buona qualità d’immagine. Ma come e’ possibile definire e valutare le sue prestazioni con delle immagini sfuocate? Che importanza ha ? Pare che ne abbia per i fotografi giapponesi, e questi hanno una parola per indicare questa valutazione : “bokeh”.

Bokeh è approssimativamente il suono di una parola giapponese. Non esiste una parola equivalente, né in inglese e né in italiano.
Bokeh, si riferisce alla qualità di un’immagine, nell’area ‘fuori fuoco’ (o fuori campo o sfuocata).
Probabilmente, si pensava che un’immagine sfuocata o fuori campo, sia tutto sommato uguale ad un’altra, ed invece non é così. L’aspetto di un’immagine sfuocata può risultare ben distinta, e può aggiungere o sottrarre efficacia all’immagine stessa.
Il ‘Bokeh’ è molto importante in Giappone, tant’è che qualche rivista di fotografia include i risultati dei test sugli obiettivi affiancandoli ad altri criteri di valutazione delle prestazioni. Il problema è che il ‘bokeh’, al momento, è puramente soggettivo. Nessuno ha ancora stabilito con un metodo attendibile la misurazione dell’effetto, trasformandolo in un comprensibile indice di qualità. E’ anche molto difficile descriverlo a parole.
Le ottiche tedesce, sono reputate prodotti con un buon bokeh, mentre molte ottiche giapponesi, anche dei maggiori produttori, non sono ben considerate. Le ottiche Canon sembrano essere un’eccezione, e Canon usa un buon bokeh come punto di forza di vendita nelle sue pubblicità in Giappone. In particolare, l’ EF 35mm f/2 e l’ EF 100mm f/2.8 hanno un’ottima reputazione in questo ambito.
E’ sicuramente improbabile che il ‘bokeh’ rimpiazzerà mai la qualità e la nitidezza di un’immagine “a fuoco” come punto di forza di vendita per un obbiettivo, ma certamente potrebbe e dovrebbe influenzare le nostre impressioni sulle prestazioni di un’ottica.

La teoria dietro al “bokeh”


Sopra: Per capire il bokeh, occorre conoscere come un’obbiettivo forma un’immagine.
In parole povere, i raggi di luce da un punto su un soggetto messo a fuoco, passano attraverso le lenti e si ricongiungono in un punto sulla superficie della pellicola. Questo è ripetuto per tutti gli altri punti alla stessa distanza dall’obbiettivo.

Sopra: I raggi di luce che provengono da un soggetto fuori-fuoco, si ricongiungono in un punto ‘davanti’ o ‘dietro’ la superficie della pellicola (sarebbe più corretto dire “al di là” o “al di qua” del piano focale, ndr. ). Quando questo raggio sfuocato colpisce la pellicola, è un piccolo cerchio (parte chiara della figura), piuttosto che un puntino luminoso.
Questa, in parte, è la teoria. In pratica, nessun obiettivo è perfetto e il punto dell’area sfuocata è più simile ad un ellisse che ad un cerchio (nella figura in alto). In altri casi, può prendere le caratteristiche dell’apertura del diaframma, e quindi essere piu’ somigliante ad un poligono, probabilmente con una forma irregolare. 
(nella figura in basso) 
Anche il campo tonale di luce della forma potrebbe non essere sempre uguale. Infatti questa può sfumare verso i bordi (sotto a sinistra), o verso il centro (sotto al centro), oppure trasversalmente da una parte all’altra (sotto a destra): 
Le cause di queste variazioni, sono tipicamente dovute ad aberrazioni ottiche, tipo aberrazione sferica e aberrazione cromatica. Queste aberrazioni variano tra i singoli elementi di un obbiettivo e sono generalmente maggiori verso i bordi, così il bokeh puo’ variare lungo l’immagine. Addirittura, in casi estremi, una sottile linea fuori-fuoco, potrebbe apparire come due linee parallele.
Sembra che un “buon” bokeh si ottenga da obbiettivi che producono forme fuori-fuoco morbide e circolari sulla pellicola. Non c’è nulla che si possa fare per alterare il bokeh di un’ottica esistente, sebbene si possano notare variazioni a diverse aperture di diaframma.

Bokeh for beginners

Bokeh for beginners

(Pubblished in one of my old site, on 1998 – From EOS Magazine – March 1998)


 Italian versionClicca qui per la versione in italiano.


There’s a new word entering the language of photography – and its meaning is unclear!

It is relatively easy to decide whether or not a lens offers good sharpness.
But how do you define its performance with out-of-focus images ? And does it matter ?
Well, it does to Japanese photographers, and they have a word for it – ‘bokeh’.

Bokeh is an approximation of the sound of a Japanese word – there is no equivalent word in English.

It refers to the quality of the out-of-focus areas of an image.

You probably thought that one out-of-focus image was much like another, but it is not. The appearance of the out-of-focus image can be very distinctive, and can add to or detract from the effectiveness of the image.

Bokeh is big in Japan, where some photo magazines include the results in lens test alongside other performancecriteria. The problem is that bokeh is – at the moment – purely subjective. No one has yet come up with a reliablemethod of measuring the effect, and translating this into a quality index. It is also very difficult to describe in words.
German lenses are praised for good bokeh, while many Japanese lenses, even from major manufacturers, are not well regarded. Canon lenses seem to be an exception, and Canon uses good bokeh as a selling point in some of its Japanese adverts. In particular, the EF 35mm f2 and EF 100mm f2.8 have good reputation in this respect.
It is unlikely that bokeh will ever replace sharpness as the main selling point of a lens, but certainly influences our impression of lens performance.

The theory behind bokeh 


Above: To understand bokeh, you need to know how a lens forms an image. In

simple term, rays of light from a point on an in-focus subject pass through the lens and come together at a point on the film surface. This is repeated for all the other points at the same distance from the lens.


Above: Rays of light from parts of the scene which are not in focus come together at a point in front of or behind the film. When this out-of-focus beam hits the film, it is a small circle (white area on diagram), rather than a point of light.

That, at least, is the theory. In practice, no lens is perfect and the out-of-focus area is more likely to be an ellipse than a circle (top shape). Alternatively, it may take on some of the characteristics of the lens aperture and be a polygon – possibly with an irregular shape (bottom shape):

Also, the tonal range across the shape may not be even. It can fade towards the edge (below left), or the centre (below centre), or from one side to the other (below right): 

The causes of these variations are the usual lens aberrations – coma, spherical aberration and chromatic aberration. These aberrations vary within a single lens element, and are usually greater towards the edges, so bokeh may also vary across the image. In extreme cases, a thin out-of-focus line might even become two parallel lines.
“Good” bokeh seems to come from lenses which produce circular, smooth-toned out-of-focus shapes across the film. There is nothing you can do to alter the bokeh of an existing lens, though you may find it changes at different aperture settings.


Ecco cosa intendo per fotografia con un minimo di livello qualitativo.

       Fare foto con il proprio smartphone, può andare bene in tutte le situazioni un cui desideriamo scattare una foto ricordo o documentativa, quando non abbiamo una vera e propria attrezzatura fotografica con noi. E’ interessante, in particolar modo, la funzionalità che offrono la maggior parte dei cellulari di ultima generazione (Android, iPhone, WinPhone ..), che permette di salvare immediatamente le foto in un proprio spazio Cloud, spesso sincronizzato con una cartella del proprio PC di casa, così da non doverle trasferire nemmeno attraverso cavo o wifi, ma avendole già pronte da visionare, stampare o archiviare nel momento in cui ci si siede di fronte alla propria scrivania di casa o del lavoro.

Tuttavia, se parliamo di fotografia di qualità, di fotografia “tecnica” o artistica, le cose cambiano. 
Poi è vero che l’elemento principale che in una fotografia fa la differenza, non è l’attrezzatura che viene usata, ma è il fotografo, ovvero la bravura, l’esperienza e il tocco creativo ed artistico di colui che sta dietro l’obbiettivo. In altre parole, preferisco un bravo fotografo con in mano una usa-e-getta, piuttosto che un incapace attrezzato con un equipaggiamento di svariate migliaia di euro. E su questo non ci piove.
Ma in questo articolo farò una riflessione per chi ha perlomeno un minimo di conoscenza dei concetti e della tecnica di base della fotografia.
Non commettiamo l’errore di farci ingannare dalla “rincorsa ai Megapixel”! Addirittura sono stati prodotti dei Nokia Lumia in grado di catturare foto da 41 Megapixel .. ma cosa ce ne facciamo quando una foto del genere viene “letta” da un sensore* da neanche 3/4 di pollice (quindi non possiamo avere l’estrema definizione dei dettagli a quella risoluzione), o quando il solo zoom presente è quello digitale (quindi, di fatto, è solo un ritaglio dell’immagine ad inquadratura piena), e quando il diaframma non è impostabile, e casomai lo fosse, non è tale da permettere un buon controllo della Profondità di campo ?
(* Rapporto dimensioni del sensore tra vari dispositivi fotografici in commercio)

Parlando di qualità nelle foto, questa è spesso visibile intervenendo sul controllo della Profondità di campo, ossia interagendo principalmente con tre fattori: 1) lunghezza focale utilizzata, 2) apertura del diaframma, 3) distanza dal soggetto messo a fuoco.
Ecco alcune foto che ho ottenuto con una reflex digitale, una Canon EOS 100D, comunque considerata un’attrezzatura di categoria “Consumer” o “amatoriale” ma pur sempre una reflex con caratteristiche di tutto rispetto, e due obbiettivi:

  1. Canon EF 50mm f/1.4 USM
  2. Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III

Il primo è un obbiettivo di qualità (neanche mio :-(. Mi è stato gentilmente concesso in prestito da un amico e collega), un’ottica fissa molto “luminosa” (apertura del diaframma f/1.4 è eccellente, e permette di ridurre notevolmente la profondità di campo, così da isolare nettamente il soggetto principale dal resto della scena sullo sfondo, che apparirà sfuocata, anche se sarebbe meglio dire “fuori campo”).
Il secondo è l’obbiettivo base che viene dato quando si acquista il kit con la fotocamera. Generalmente questi sono obbiettivi economici, di qualità medio-bassa. Tant’è che tra fotoamatori, chiamiamo umoristicamente “plasticotti” tutti gli obbietti che appartengono a questa categoria qualitativa.
Ciononostante, vedremo dall’esame delle prove fatte, che comunque anche con quest’ultimo obbiettivo sono stati raggiunti risultati molto soddisfacenti (talvolta anche con stupore del sottoscritto), o comunque risultati eguagliabili tutt’al più con una fotocamera compatta di qualità dotata di un discreto zoom ottico, ma non certo con fotocamere di Smartphone a focale fissa e fotosensori al di sotto di certe dimensioni.

     In tutte le foto scattate per il test, ho lavorato in priorità di diaframmi (Aperture-priority), in modo da avere principalmente il controllo sull’apertura del diaframma, influenzando di conseguenza la luminosità in entrata e la Profondità di Campo (d’ora in avanti, abbreviata per semplicità in PdC), e con una sensibilità fissa a 100 ISO, e lasciando impostare automaticamente alla macchina il valore restante (tempo di scatto) in base alla lettura esposimetrica della scena (con misurazione valutativa pesata al centro).
     Le prime due foto che presento in questo blog, sono state realizzate facendo uso del primo dei due obbiettivi usati in questi test, il 50mm fisso f/1.4. La sua straordinaria massima apertura (F/1.4), mi consente di ridurre la profondità di campo al minimo indispensabile, isolando in modo evidente il soggetto dal resto della scena. Occorre notare, che non ho mai impostato il diaframma alla sua massima apertura (ma entrambe a f/2.8), poiché essendo abbastanza vicino al soggetto, avrei rischiato di ridurre eccessivamente la PdC, provocando così diversi livelli di sfocatura persino sul soggetto principale stesso (ad esempio, naso “in campo” e orecchio “fuori campo”).

Come si può notare dalla seguente foto, vista in dimensione schermo, lo sfondo appare sì sfocato, ma non eccessivamente. Guardando l’immagine nel dettaglio a risoluzione piena, invece, si nota il viso e la mano del bambino (mio figlio Alessandro ^_^) perfettamente a fuoco, ma lo sfondo “ordinatamente” sfuocato, tale da attribuire una sensazione di tridimensionalità tra il soggetto a fuoco e lo sfondo. Addirittura la parte sfuocata/fuori campo è così omogenea da distinguere i cerchietti tipicamente creati dalle ottiche con diaframmi ad apertura circolare, che sono ben evidenti nelle aree “fuori campo” dell’immagine.
In qualche dettaglio dell’immagine, ho anche evidenziato il punto con un cerchietto, indicandolo con il nome di Bokeh.
(Bokeh è un termine giapponese che significa più o meno, campo di confusione, o semplicemente confusione, indicando con questo termine appunto l’area dell’immagine fotografata che è al di fuori del piano focale, o in altre parole, “al di là” o “al di qua” dell’area a fuoco che prende il nome appunto, di Profondità di Campo.)

[Foto IMG_0152]

Altri parametri dai dati EXIF (Riportando solo le informazioni di tecniche di scatto):
Make                : Canon
Camera Model Name   : Canon EOS 100D
Exposure Time       : 1/1250
F Number            : 2.8
Exposure Program    : Aperture-priority AE
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 11:56:03
Create Date         : 2014:02:15 11:56:03
Focal Length        : 50.0 mm
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF 50mm f/1.4 USM
Max Aperture        : 1.4
Min Aperture        : 23
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Focal Length        : 50.0 mm (35 mm equivalent: 79.2 mm)
Hyperfocal Distance : 47.09 m
Lens                : 50.0 mm (35 mm equivalent: 79.2 mm)
Light Value         : 13.3

Nella foto successiva si può osservare che, anche se ad un primo sguardo complessivo a risoluzione monitor, lo sfondo non pare eccessivamente sfuocato (anche se ho utilizzato una apertura f/2.8, la distanza dal soggetto era tale da non ridurre molto la PdC), guardandola poi a dimensione originale, si vedono i dettagli del volto e dei capelli ben nitidi e definiti, mentre si evidenzia la sfocatura già a partire dall’asse di legno alla sinistra della bambina (mia figlia Nicole ^_^)

[Foto IMG_0161]

Altri parametri dai dati EXIF (Riportando solo le informazioni di tecniche di scatto):
Make                : Canon
Camera Model Name   : Canon EOS 100D
Exposure Time       : 1/1000
F Number            : 2.8
Exposure Program    : Aperture-priority AE
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 11:57:29
Create Date         : 2014:02:15 11:57:29
Focal Length        : 50.0 mm
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF 50mm f/1.4 USM
Max Aperture        : 1.4
Min Aperture        : 23
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Focal Length        : 50.0 mm (35 mm equivalent: 79.2 mm)
Hyperfocal Distance : 47.09 m
Lens                : 50.0 mm (35 mm equivalent: 79.2 mm)
Light Value         : 12.9

Da qui in avanti ci sono le foto che ho scattato usando il famoso “plasticotto” 🙂  (Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III)
I risultati sono stati comunque discreti.
In questo primo piano, il volto di Alessandro, visto a dimensione originale, mostra una buona definizione, secondo i parametri di nitidezza impostati, specie a livello degli occhi (anche se non proprio all’altezza del 50mm fisso). Addirittura si distingue nella sua pupilla, l’immagine riflessa del sottoscritto che scatta la foto!
Inoltre, il comportamento dell’immagine “fuori fuoco” è stata migliore del previsto. Lo si nota anche da un “bokeh” pulito, ordinato e preciso (in foto è evidenziato uno dei cerchietti del bokeh).

[Foto IMG_0180]

Altri parametri dai dati EXIF:
Make                : Canon
Exposure Time       : 1/500
F Number            : 4.5
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 12:03:06
Create Date         : 2014:02:15 12:03:06
Focal Length        : 36.0 mm
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III
Max Aperture        : 4.5
Min Aperture        : 29
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Lens                : 18.0 – 55.0 mm
Focal Length        : 36.0 mm (35 mm equivalent: 57.0 mm)
Hyperfocal Distance : 15.19 m
Lens                : 18.0 – 55.0 mm (35 mm equivalent: 28.5 – 87.2 mm)
Light Value         : 13.3

[Foto IMG_0193]

Altri parametri dai dati EXIF:
Make                : Canon
Exposure Time       : 1/500
F Number            : 4.5
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 12:20:45
Create Date         : 2014:02:15 12:20:45
Focal Length        : 32.0 mm
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III
Max Aperture        : 4.4
Min Aperture        : 29
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Focal Length        : 32.0 mm (35 mm equivalent: 50.7 mm)
Hyperfocal Distance : 12.00 m
Lens                : 18.0 – 55.0 mm (35 mm equivalent: 28.5 – 87.2 mm)
Light Value         : 13.3

[Foto IMG_0195]

Altri parametri dai dati EXIF:
Make                : Canon
Exposure Time       : 1/1250
F Number            : 4.0
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 12:21:05
Create Date         : 2014:02:15 12:21:05
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III
Max Aperture        : 4
Min Aperture        : 25
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Focal Length        : 28.0 mm (35 mm equivalent: 44.4 mm)
Hyperfocal Distance : 10.34 m
Lens                : 18.0 – 55.0 mm (35 mm equivalent: 28.5 – 87.2 mm)
Light Value         : 14.3

[Foto IMG_0200]

Altri parametri dai dati EXIF:
Make                : Canon
Exposure Time       : 1/1000
F Number            : 4.5
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 12:22:42
Create Date         : 2014:02:15 12:22:42
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III
Max Aperture        : 4
Min Aperture        : 25
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Focal Length        : 25.0 mm (35 mm equivalent: 39.6 mm)
Hyperfocal Distance : 7.32 m
Lens                : 18.0 – 55.0 mm (35 mm equivalent: 28.5 – 87.2 mm)
Light Value         : 14.3

Backup delle Cliparts scaricate per Bozza Idea nei dispositivi Samsung della linea NOTE

Tutti coloro che hanno un Samsung della linea Note (Galaxy Note, Note 2, Note 3, Note 10.1, Note 8, ecc..) avranno usato almeno una volta, o quantomeno provato, la funzionalità chiamata “Bozza Idea“, che permette di aggiungere semplici clip art attraverso il riconoscimento lessicale, quando si edita una nota attraverso l’app S Note.
Oppure è possibile inserire una Clipart richiamando “Bozza Idea” (o “Idea sketch” se sia ha il dispositivo impostato in lingua inglese), tramite il menu di funzioni avanzate dell’app S Note.

Screenshots di bozza idea Note 2 / 10.1 2013 

  
 

 



   Screenshots di bozza idea Note 3 / 10.1 2014

   

Il problema principale è che inizialmente, le clipart presenti in bozza idea sono veramente poche (si e no una o due per categoria), pertanto anche il riconoscimento in base al testo scritto per richiamarle, è molto limitato.
Selezionando il pulsante [Download], nella maschera di selezione, è possibile scaricare ulteriori cliparts, suddivise in diverse categorie (Animali, Persone, Auto, Aerei, Edifici, ecc. ecc.) dai server Samsung.
Nella versione più recente di S Note (solitamente Rom Samsung basate su Android 4.3 o superiori – come per Galaxy Note 3, Galaxy Note 10.1 2014 edition, Galaxy Note 8), da ogni categoria selezionata è possibile scaricare tutte le clip art di quella categoria. In questo caso, il disagio è “limitato” a dover selezionare ogni categoria (26 attualmente disponibili al download), e avviare il download delle cliparts per ciascuna di esse.
Ma nella versione meno recente di S Note (solitamente Rom Samsung basate su Android 4.1.2, come Galaxy Note, Note 2, Note 10.1 2012, ecc.) siamo costretti a selezionare il download delle clipart, una ad una! Questa operazione pertanto, si traduce in un vero e proprio lavoro, noioso e di una certa durata.
La finalità di questo blog, quindi, è di non dover ripetere le suddette operazioni a seguito di un’eventuale wipe del telefono, sostituzione di Rom, upgrade, etc…

PREMESSA: Occorre avere il dispositivo dotato di *permessi di root* !

In sostanza, verranno di seguito date indicazioni su come effettuare i backup delle cliparts scaricate, ed eventualmente come ripristinarle.
Verranno di seguito anche lasciati dei link ai pacchetti già completi di tutte le cliparts, realizzati e scaricati personalmente dal sottoscritto per entrambe le versioni di S Note. In questo modo, l’utente può ripristinare gli archivi di clipart da questo pacchetto, tentando così di tralasciare tutta la procedura di backup che verrà descritta in seguito, e saltare direttamente alla sezione di Ripristino (Restore).

N.B.:Naturalmente per tutte le seguenti operazioni, è necessario avere il dispositivo abilitato ad eseguire comandi privilegiati con diritti di root, in quanto andiamo a manipolare una cartella che è considerata una directory di sistema (/data/data/…).

Backup delle clipart “Bozza Idea” scaricate sul device.

#Metodo via ADB, col dispositivo collegato via USB al PC

  1. adb wait-for-device
  2. adb shell su -c “tar czf /sdcard/BozzaIdeaClipsBackup.tar.gz /data/data/com.samsung.sec.sketch/”
    (se, guardando il display del dispositivo, vi vengono richiesti i permessi di root, concedeteli.)
  3. Appena finito di eseguire il comando sopra, potete scaricarvi l’archivio appena creato nella directory corrente del vostro PC con  il comando:
    adb pull /sdcard/BozzaIdeaClipsBackup.tar.gz

Restore delle clipart “Bozza Idea” da un pacchetto salvato in precedenza con la procedura di Backup.

#Metodo via ADB

  1. adb wait-for-device
  2. adb push /<percorso_vostro_disco>/BozzaIdeaClipsBackup.tar.gz  /sdcard/
  3. adb shell su -c “cd /data/data && mv com.samsung.sec.sketch com.samsung.sec.sketch.SAVE” 
    (NOTA: questo passaggio serve per crearsi una copia precauzionale della directory contenente la struttura delle cliparts salvate per Bozza Idea. Questo step può essere omesso, a vostro rischio)
  4. adb shell su -c “cd / && tar xzf /sdcard/BozzaIdeaClipsBackup.tar.gz”
    (se, guardando il display del dispositivo, vi vengono richiesti i permessi di root, concedeteli)
  5. Scollegare il dispositivo dalla USB, lanciare S Note e verificare la presenza delle cliparts lanciando la funzione “Bozza idea”. Provare anche una ricerca attraverso il riconoscimento lessicale della scrittura a a mano. Una volta verificato il corretto funzionamento, è possibile cancellare la directory com.samsung.sec.sketch.SAVE, qualora sia stata creata nel punto 3.

Links per la struttura di cliparts complete alla data del presente blog (24/01/2014):

Per S Note NUOVA VERSIONE (Note 3, Note 10.1 2014, Note 8):
SketchIdea_Backup_N7100-Andr4.3.tar.gz (clicca qui)

Per S Note VECCHIA VERSIONE (Note 1 e 2, Note 10.1 2012, ecc..)
SketchIdea_Backup_N8000-Andr412.tar.gz (clicca qui)

AVVERTENZE: Per ripristinare le cliparts di Bozza Idea da questi pacchetti, una volta scaricato sul proprio PC, rinominarlo in BozzaIdeaClipsBackup.tar.gz.
Per ripristinare la struttura della directory dati, seguire poi le indicazioni come riportato nella sezione “Restore delle clipart“, avendo cura di eseguire il punto 3.
Al termine, prima di eliminare la directory “com.samsung.sec.sketch.SAVE, assicurarsi con un comando via ADB (o SSH) “ls -lad /data/data/com.samsung.sec.sketch*” che entrambe le directory abbiano lo stesso proprietario e lo stesso gruppo (ad esempio: u0_a62 u0_a62 ad entrambe le dir), altrimenti occorrerà cambiare in modo ricorsivo le ownership alla nuova directory, in modo che siano uguali a quella salvata (.SAVE)!!!

E’ tutto.
Se ritenete questa documentazione utile, anche per altri, siete liberi di condividere attraverso qualsiasi canale e/o social, commentare, e cliccare su g+1.
Se avete problemi o domande, potete scrivere un commento nella parte sottostante questo blog, ed appena posso vi risponderò.

😉

Gabo

DISCLAIMER: Ho testato personalmente tutte le procedure che descrivo e ritengo che non siano pericolose o dannose. Tuttavia, non mi assumo nessuna responsabilità su eventuali danni, perdita di dati o malfunzionamenti derivanti dall’uso delle istruzioni in questo blog. Pertanto se non siete sicuri, non ve la sentite, o più semplicemente non vi serve tutto ciò, lasciate perdere. 😉

Usare il proprio Tablet Samsung Galaxy Note 10.1 N80XX come tavoletta grafica per Gimp sotto Linux.

GfxTablet ti permette di usare il tuo bel tablet Android dotato di S Pen come se fosse una vera tavoletta grafica per PC! Connetti il dispositivo alla tua WiFi ed inizia a disegnare in qualsiasi programma di editing grafico sul tuo PC Desktop. Naturalmente tutto ciò funziona meglio se hai un dispositivo dotato di Stylus Pen, perché l’app supporta la sensibilità della pressione della penna.

NB: Le prove fatte in quest’articolo sono state su un Samsung Galaxy Note 10.1 N8000, ma potrebbe funzionare su tutti i dispositivi della gamma Note (Note 2, Note 3, Note 8) e anche su altri smartphone e tablet senza S Pen, solo che in questi ultimi il meccanismo perde di utilità per la mancanza del rilevamento dinamico della pressione, come menzionato sopra.

NB2: Al momento, funziona solo sotto Linux, perché il team di sviluppo di questo progetto non ha trovato nessuno in grado di sviluppare questo driver per Windows o Mac. Se vuoi provare quest’app non avendo un sistema Linux installato, puoi provare a riavviare il PC con un LiveCD o installare una macchina virtuale Linux un host con un virtualizzatore, come ad esempio VirtualBox.

  • Dal proprio tablet, scaricare dal market l’app GfxTablet (https://play.google.com/store/apps/details?id=at.bitfire.gfxtablet)
  • Nel PC Linux, andare da terminale in una propria directory di appoggio e dare il seguente comando:
    git clone git://github.com/rfc2822/GfxTablet.git
    Attendere che venga scaricato il progetto dal repository.
  • Al termine del download, impartire i seguenti comandi:
           cd GfxTablet
    cd driver-uinput
    make
  • Al termine del make, se non vi sono stati errori, il driver è stato correttamente compilato. Per provarlo “al volo“, lanciare a mano il comando:
           sudo ./networktablet
    (ATTENZIONE: in questo modo, il comando viene lanciato con le credenziali dell’utente root! Se in futuro si vuole utilizzare il proprio utente o comunque un’utente non amministrativo, è indispensabile che quest’utente abbia i permessi in lettura del character device /dev/uinput)
    A questo punto si vedranno a video una serie di output al manifestarsi degli eventi ricevuti dai movimenti della S Pen sul tablet, se gira l’app GfxTablet.
    Lasciare girare il comando “networktablet” fino che si desidera che il PC riceva gli eventi di input dal proprio dispositivo Android.
  • Accertarsi che nel proprio tablet sia abilitato il WiFi e che sia connesso alla stessa rete del proprio PC.
  • Il demone networktablet, utilizza di default la porta UDP 40118. Accertarsi pertanto che non ci sia un firewall, o nella rete o nella vostra macchina linux, che impedisca il transito dei pacchetti in tale porta. 
    (Se lo si desidera, la porta UDP può essere modificata. In questo caso, prima di compilare networktablet, modificare il file driver-uinput/protocol.h, e sostituire 40118 con il numero di porta desiderata nella linea in testa al file:

    #define GFXTABLET_PORT 40118

    quindi compilare come indicato in qualche punto più sopra)
  • Aprire l’app GfxTablet, andare nelle impostazioni ed inserire l’indirizzo IP della propria macchina desktop.
  • Se si ha un tablet/smartphone con S-pen, consiglio anche di spuntare, sempre nelle impostazioni, la voce “Input solo da S-pen”. In questo modo si eviterà di interferire con la propria area di disegno qualora, ad esempio, si appoggia un dito o il palmo della mano, sullo schermo del dispositivo, ma vengono registrati solo gli eventi rilevati dal movimento e contatto dell’ S-pen.
  • Aprire Gimp, andare nella voce di menù Modifica -> Dispositivi di Input. A questo punto dovrebbe essere elencato “Network Tablet“. Selezionare “Network Tablet” (eventualmente impostare il modo a  Schermo) e confermare.
  • Aprire un file immagine e selezionare dai tools penna o matita e provate a disegnare con l’S pen sul tablet. Si dovrebbe già vedere l’iterazione del proprio movimento e disegno su Gimp! 🙂
  • Buona pittura! 🙂
Tempo permettendo, a breve dovrei inserire un video tutorial della presente guida.
Gabo

Impressioni di Ubuntu Touch (developer preview) su Galaxy Nexus (GT-I9250)

Ubuntu Touch Developer Preview su Galaxy Nexus – prime prove e impressioni.

Dispositivo e firmware di provenienza: Galaxy Nexus (maguro, yakju), Android JB 4.2.2 (JDQ39) (link immagine: https://developers.google.com/android/nexus/images#yakjujdq39

Firmware e materiali di Ubuntu 12.10 Touch Preview, prelevati da: http://cdimage.ubuntu.com/ubuntu-touch-preview/quantal/mwc-demo/

Data installazione: 22/02/2013 (versioni firmware del 21)

Procedura seguita per l’installazione (via adb da Ubuntu Desktop): https://wiki.ubuntu.com/Touch/Install

Procedura per installarla da custom recovery: http://www.androidworld.it/2013/02/21/come-flashare-ubuntu-touch-da-custom-recovery-136913/

Conclusioni:
Cosa aspettarsi da questa versione di preview:
In realtà ben poco. Diciamo che più che una preview, è una demo.
Si può avere un’idea, in sostanza, di come funziona l’interfaccia utente di Ubuntu Touch, che ha un’impostazione un po’ diversa dalle “solite” e tende a disorientare, almeno in un primo momento, gli utenti abituati con Android, iOs, WP.

FUNZIONALITÀ DI BASE (Telefono/SMS)

E’ riportato al punto 2 del paragrafo “Cosa aspettarsi dopo l’installazione di questa versione” del wiki di installazione di Ubuntu Touch, che il comparto telefonico (chiamate e SMS) sia funzionante sul Galaxy Nexus e sul Nexus 4. In realtà, da prove che ho fatto vi dico che:

  1. le operazioni telefoniche di base funzionano solo su una SIM non protetta da PIN code, pertanto se volete provarlo ed usarlo anche per telefonare, vi conviene disabilitare il PIN della vostra SIM card prima di installare questa release di Ubuntutouch (o, alternativamente se doveste aver già installato Ubuntu nel telefono con la SIM ancora dotata di PIN, spostare momentaneamente la SIM in un altro telefono e disattivare il PIN code.
  2. le telefonate in uscita, sembrano funzionare correttamente. Le telefonate in entrata, funzionano solamente se il telefono non è in deepsleep o in standby. Nel caso in cui si riceve una telefonata in uno di questi ultimi due casi, il telefono squilla regolarmente, ma è necessario attivarlo a mano tramite power button, ma anche dopo aver tappato il pulsante “answer call”, si risponde alla chiamata ma non è possibile sentire la voce, né in entrata, né in uscita.

NETWORKING

Funziona solo la connettività Wifi, mentre non è ancora funzionante la 3G.
Anche con la Wifi, a volte riaccendendo il telefono, mi è capitato che perdesse la connettività di una rete Wifi già registrata (e password Wpa già memorizzata). Inoltre, sporadicamente mi è successo che nella lista delle reti, mi presentasse 2 volte la rete Wifi che in realtà era già registrata. Anche ripetendo la procedura di registrazione, non riusciva in questi casi a collegarsi alla rete. E’ stato necessario riavviare il dispositivo fino a che non si è connesso regolarmente quando mi trovavo nel raggio di una rete wifi già registrata in precedenza.

APPLICAZIONI

C’è una lista di applicazioni piuttosto limitata. Di queste, alcune non risultano funzionanti (almeno sul Nexus) come, ad esempio, il media player, che presenta una videata nera senza dare la possibilità di scegliere un contenuto multimediale.
Non c’è ancora un “market” attivo, pertanto quelle presenti nella sezione “Available for download” nella Home screen, sono (YouTube, SoundCloud, Evernote) sono presenti puramente a scopo dimostrativo, ma se ci si clicca sopra non succede assolutamente nulla.
Molte delle app presenti già installate, come Gmail, Facebook, Tweeter, altro non sono che chiamate al browser interno ai relativi portali in versione mobile, e non dei veri e propri client ai relativi servizi.
Il browser di sistema funziona abbastanza bene, anche se è soggetto a maggiori lag rispetto al browser di stock Android sullo stesso dispositivo ed inoltre ha funzionalità più limitate.
La calcolatrice non funziona…
La fotocamera e la galleria, funzionano apparentemente bene entrambi. La fotocamera, funziona correttamente anche in modalità video camera.
La galleria funziona relativamente bene, anche se presenta svariati lag durante lo scroll degli album. La visualizzazione delle fotografie, quando si effettua il doppio tab per fare lo zoom a dimensione intera, provoca un “black out” di qualche istante prima di presentare nuovamente la foto. Il passaggio da “fotocamera” a “galleria” funziona, ma il passaggio da “galleria” a “fotocamera” attualmente funziona male: provoca un apparente inchiodamento del dispositivo prima di andare in crash e tornare alla “lock screen” di sistema.

Da ciò che ho scritto sopra, si deduce che certo al momento questa versione di Ubuntu Touch, non si può considerare per nulla affidabile e conseguentemente non adatta ad uso quotidiano, anche solo come telefono.

Impressioni positive.

Naturalmente, ciò che spinge a provare una distribuzione di preview a noi linuxiani da diverso tempo, è proprio il fatto di avere un sistema linux vero e proprio sul nostro device (e non soltanto il kernel), ed infatti così è: il punto forte, a mio parere, anche in questa build che è solo una preview, è proprio quello di avere il controllo di un sistema linux vero e sufficientemente completo (per lo meno completabile, via comandi apt in standard Debian/Ubuntu), basato sulla distribuzione linux Ubuntu 12.10 quantal quetzal.
Si può avere una connessione al proprio dispositivo attraverso ADB, ma è possibile installare il server SSH sul dispositivo, in modo che, una volta che il telefono si è collegato via wifi alla vostra rete locale, è possibile collegarsi attraverso il relativo omonimo client (o con putty, per chi lavora in ambiente windows), ed avere il completo controllo del sistema via linea di comando.
Inizialmente, l’immagine di preview montata di default, non comprende il server SSH sul vostro dispositivo. Vediamo come implementarlo:

  • aprite un terminale nel vostro PC con Ubuntu Desktop (o una shell dei comandi CMD per chi lavora in windows)
  • collegare il Nexus al PC via Usb.
  • ora lanciate il comando adb devices per verificare che il dispositivo è stato correttamente riconosciuto. Se questo comando è andato a buon fine (vi viene presentato un numero identificativo del device collegato) si può procedere ai punti successivi, altrimenti occorre valutare se reinstallare i driver USB (windows) e ripetere il controllo.
  • Ora lanciare i seguenti comandi:
    adb root
    adb shell
  • Entrare nella linux box chrootata con il seguente comando:
    ubuntu_chroot shell
  • Ora eseguire il seguente comando per operare come utente phablet (password phablet):
    su – phablet
  • Ora siamo collegati al nostro dispositivo come utente phablet. Impartiamo i seguenti comandi:
    sudo apt-get update  [reinserire la password di phablet quando richiesto]
    sudo apt-get install openssh-server
    Quest’ultimo installerà l’SSH Server sul vostro dispositivo. Se il sistema restituisce un messaggio tipo ‘openssh-server is already the newest version.’ significa che risulta già installato ed operativo.
  • Ora eseguire il seguente comando:
    ip addr show wlan0
    Questo mostrerà l’indirizzo IP del vostro dispositivo, se già connesso alla vostra rete locale via wifi. Annotarselo, poiché verrà utilizzato per collegarsi via SSH.
    Sarà indicato successivamente come <Vostro-IP>
Ora sarà possibile collegarsi al vostro Galaxy Nexus da un’altro PC o dispositivo della stessa rete via ssh con il comando:
   
         ssh phablet@<Vostro-IP>
         (oppure da putty, inserendo <Vostro-IP> nel campo “Host Name (or IP address)” e cliccando su Open)

RUBRICA
Attraverso SSH (o adb shell) con il comando:  manage-address-books.py (delete | create …)

VIDEO DIMOSTRATIVO.


Note di Intallazione.

Io ho installato questa release di Ubuntu Touch seguendo la procedura ben documentata in https://wiki.ubuntu.com/Touch/Install , ovvero utilizzando un PC con Ubuntu 12.10. Per chi non ha la possibilità o non vuole installare Ubuntu Desktop su un PC, può installare la stessa versione direttamente dal dispositivo, a patto che abbiano una custom recovery già installata. Si veda il punto successivo.

Installazione Ubuntu Touch Preview con custom recovery.

Questa procedura è per gli utenti che hanno già nel proprio Nexus una custom recovery. Questo procedimento è il più semplice e breve.
Occorre prelevare:
  • quantal-preinstalled-armel+maguro.zip
  • quantal-preinstalled-phablet-armhf.zip
Procedura:
  1. Posizionare i due file scaricati nella memoria interna del nostro dispositivo;
  2. Accedere alla recovery;
  3. Effettuare per sicurezza un nandroid backup nel caso volessimo ripristinare (opzionale);
  4. wipe data/factory reset;
  5. wipe cache partition;
  6. wipe dalvik cache;
  7. install zip from sdcard > choose zip from sdcard > primo archivio scaricato;
  8. install zip from sdcard > choose zip from sdcard > secondo archivio scaricato, quello contentente la parola phablet;
  9. reboot system now
  10. Enjoy!
Si  consiglia vivamente di effettuare l’installazione attraverso custom recovery, perché  sia la procedura di installazione che quella di ripristino sono più semplici ed immediate, e non vi obbliga di operare da un PC con Ubuntu Desktop.
ATTENZIONE: Non mi assumo la responsabilità delle vostre azioni, perciò mi raccomando, fate tutto con calma e attenzione.

La Home Page di Gabriele Zappi