Bokeh for beginners

Bokeh for beginners

(Pubblished in one of my old site, on 1998 – From EOS Magazine – March 1998)


 Italian versionClicca qui per la versione in italiano.


There’s a new word entering the language of photography – and its meaning is unclear!

It is relatively easy to decide whether or not a lens offers good sharpness.
But how do you define its performance with out-of-focus images ? And does it matter ?
Well, it does to Japanese photographers, and they have a word for it – ‘bokeh’.

Bokeh is an approximation of the sound of a Japanese word – there is no equivalent word in English.

It refers to the quality of the out-of-focus areas of an image.

You probably thought that one out-of-focus image was much like another, but it is not. The appearance of the out-of-focus image can be very distinctive, and can add to or detract from the effectiveness of the image.

Bokeh is big in Japan, where some photo magazines include the results in lens test alongside other performancecriteria. The problem is that bokeh is – at the moment – purely subjective. No one has yet come up with a reliablemethod of measuring the effect, and translating this into a quality index. It is also very difficult to describe in words.
German lenses are praised for good bokeh, while many Japanese lenses, even from major manufacturers, are not well regarded. Canon lenses seem to be an exception, and Canon uses good bokeh as a selling point in some of its Japanese adverts. In particular, the EF 35mm f2 and EF 100mm f2.8 have good reputation in this respect.
It is unlikely that bokeh will ever replace sharpness as the main selling point of a lens, but certainly influences our impression of lens performance.

The theory behind bokeh 


Above: To understand bokeh, you need to know how a lens forms an image. In

simple term, rays of light from a point on an in-focus subject pass through the lens and come together at a point on the film surface. This is repeated for all the other points at the same distance from the lens.


Above: Rays of light from parts of the scene which are not in focus come together at a point in front of or behind the film. When this out-of-focus beam hits the film, it is a small circle (white area on diagram), rather than a point of light.

That, at least, is the theory. In practice, no lens is perfect and the out-of-focus area is more likely to be an ellipse than a circle (top shape). Alternatively, it may take on some of the characteristics of the lens aperture and be a polygon – possibly with an irregular shape (bottom shape):

Also, the tonal range across the shape may not be even. It can fade towards the edge (below left), or the centre (below centre), or from one side to the other (below right): 

The causes of these variations are the usual lens aberrations – coma, spherical aberration and chromatic aberration. These aberrations vary within a single lens element, and are usually greater towards the edges, so bokeh may also vary across the image. In extreme cases, a thin out-of-focus line might even become two parallel lines.
“Good” bokeh seems to come from lenses which produce circular, smooth-toned out-of-focus shapes across the film. There is nothing you can do to alter the bokeh of an existing lens, though you may find it changes at different aperture settings.


“Bokeh” per chi non lo sapesse …

“Bokeh”, per chi non lo sapesse…

(Dalla publicazione di un mio vecchio sito del 1998 – Traduzione a cura di Gabriele Zappi, testo di EOS Magazine – Marzo 1998)




C’e’ una nuova parola che sta entrando nell’uso comune nel linguaggio della fotografia, ed il suo significato e’ ben poco chiaro!

In un certo senso, é relativamente facile decidere se un’ottica offre o meno una buona qualità d’immagine. Ma come e’ possibile definire e valutare le sue prestazioni con delle immagini sfuocate? Che importanza ha ? Pare che ne abbia per i fotografi giapponesi, e questi hanno una parola per indicare questa valutazione : “bokeh”.

Bokeh è approssimativamente il suono di una parola giapponese. Non esiste una parola equivalente, né in inglese e né in italiano.
Bokeh, si riferisce alla qualità di un’immagine, nell’area ‘fuori fuoco’ (o fuori campo o sfuocata).
Probabilmente, si pensava che un’immagine sfuocata o fuori campo, sia tutto sommato uguale ad un’altra, ed invece non é così. L’aspetto di un’immagine sfuocata può risultare ben distinta, e può aggiungere o sottrarre efficacia all’immagine stessa.
Il ‘Bokeh’ è molto importante in Giappone, tant’è che qualche rivista di fotografia include i risultati dei test sugli obiettivi affiancandoli ad altri criteri di valutazione delle prestazioni. Il problema è che il ‘bokeh’, al momento, è puramente soggettivo. Nessuno ha ancora stabilito con un metodo attendibile la misurazione dell’effetto, trasformandolo in un comprensibile indice di qualità. E’ anche molto difficile descriverlo a parole.
Le ottiche tedesce, sono reputate prodotti con un buon bokeh, mentre molte ottiche giapponesi, anche dei maggiori produttori, non sono ben considerate. Le ottiche Canon sembrano essere un’eccezione, e Canon usa un buon bokeh come punto di forza di vendita nelle sue pubblicità in Giappone. In particolare, l’ EF 35mm f/2 e l’ EF 100mm f/2.8 hanno un’ottima reputazione in questo ambito.
E’ sicuramente improbabile che il ‘bokeh’ rimpiazzerà mai la qualità e la nitidezza di un’immagine “a fuoco” come punto di forza di vendita per un obbiettivo, ma certamente potrebbe e dovrebbe influenzare le nostre impressioni sulle prestazioni di un’ottica.

La teoria dietro al “bokeh”


Sopra: Per capire il bokeh, occorre conoscere come un’obbiettivo forma un’immagine.
In parole povere, i raggi di luce da un punto su un soggetto messo a fuoco, passano attraverso le lenti e si ricongiungono in un punto sulla superficie della pellicola. Questo è ripetuto per tutti gli altri punti alla stessa distanza dall’obbiettivo.

Sopra: I raggi di luce che provengono da un soggetto fuori-fuoco, si ricongiungono in un punto ‘davanti’ o ‘dietro’ la superficie della pellicola (sarebbe più corretto dire “al di là” o “al di qua” del piano focale, ndr. ). Quando questo raggio sfuocato colpisce la pellicola, è un piccolo cerchio (parte chiara della figura), piuttosto che un puntino luminoso.
Questa, in parte, è la teoria. In pratica, nessun obiettivo è perfetto e il punto dell’area sfuocata è più simile ad un ellisse che ad un cerchio (nella figura in alto). In altri casi, può prendere le caratteristiche dell’apertura del diaframma, e quindi essere piu’ somigliante ad un poligono, probabilmente con una forma irregolare. 
(nella figura in basso) 
Anche il campo tonale di luce della forma potrebbe non essere sempre uguale. Infatti questa può sfumare verso i bordi (sotto a sinistra), o verso il centro (sotto al centro), oppure trasversalmente da una parte all’altra (sotto a destra): 
Le cause di queste variazioni, sono tipicamente dovute ad aberrazioni ottiche, tipo aberrazione sferica e aberrazione cromatica. Queste aberrazioni variano tra i singoli elementi di un obbiettivo e sono generalmente maggiori verso i bordi, così il bokeh puo’ variare lungo l’immagine. Addirittura, in casi estremi, una sottile linea fuori-fuoco, potrebbe apparire come due linee parallele.
Sembra che un “buon” bokeh si ottenga da obbiettivi che producono forme fuori-fuoco morbide e circolari sulla pellicola. Non c’è nulla che si possa fare per alterare il bokeh di un’ottica esistente, sebbene si possano notare variazioni a diverse aperture di diaframma.

Ecco cosa intendo per fotografia con un minimo di livello qualitativo.

       Fare foto con il proprio smartphone, può andare bene in tutte le situazioni un cui desideriamo scattare una foto ricordo o documentativa, quando non abbiamo una vera e propria attrezzatura fotografica con noi. E’ interessante, in particolar modo, la funzionalità che offrono la maggior parte dei cellulari di ultima generazione (Android, iPhone, WinPhone ..), che permette di salvare immediatamente le foto in un proprio spazio Cloud, spesso sincronizzato con una cartella del proprio PC di casa, così da non doverle trasferire nemmeno attraverso cavo o wifi, ma avendole già pronte da visionare, stampare o archiviare nel momento in cui ci si siede di fronte alla propria scrivania di casa o del lavoro.

Tuttavia, se parliamo di fotografia di qualità, di fotografia “tecnica” o artistica, le cose cambiano. 
Poi è vero che l’elemento principale che in una fotografia fa la differenza, non è l’attrezzatura che viene usata, ma è il fotografo, ovvero la bravura, l’esperienza e il tocco creativo ed artistico di colui che sta dietro l’obbiettivo. In altre parole, preferisco un bravo fotografo con in mano una usa-e-getta, piuttosto che un incapace attrezzato con un equipaggiamento di svariate migliaia di euro. E su questo non ci piove.
Ma in questo articolo farò una riflessione per chi ha perlomeno un minimo di conoscenza dei concetti e della tecnica di base della fotografia.
Non commettiamo l’errore di farci ingannare dalla “rincorsa ai Megapixel”! Addirittura sono stati prodotti dei Nokia Lumia in grado di catturare foto da 41 Megapixel .. ma cosa ce ne facciamo quando una foto del genere viene “letta” da un sensore* da neanche 3/4 di pollice (quindi non possiamo avere l’estrema definizione dei dettagli a quella risoluzione), o quando il solo zoom presente è quello digitale (quindi, di fatto, è solo un ritaglio dell’immagine ad inquadratura piena), e quando il diaframma non è impostabile, e casomai lo fosse, non è tale da permettere un buon controllo della Profondità di campo ?
(* Rapporto dimensioni del sensore tra vari dispositivi fotografici in commercio)

Parlando di qualità nelle foto, questa è spesso visibile intervenendo sul controllo della Profondità di campo, ossia interagendo principalmente con tre fattori: 1) lunghezza focale utilizzata, 2) apertura del diaframma, 3) distanza dal soggetto messo a fuoco.
Ecco alcune foto che ho ottenuto con una reflex digitale, una Canon EOS 100D, comunque considerata un’attrezzatura di categoria “Consumer” o “amatoriale” ma pur sempre una reflex con caratteristiche di tutto rispetto, e due obbiettivi:

  1. Canon EF 50mm f/1.4 USM
  2. Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III

Il primo è un obbiettivo di qualità (neanche mio :-(. Mi è stato gentilmente concesso in prestito da un amico e collega), un’ottica fissa molto “luminosa” (apertura del diaframma f/1.4 è eccellente, e permette di ridurre notevolmente la profondità di campo, così da isolare nettamente il soggetto principale dal resto della scena sullo sfondo, che apparirà sfuocata, anche se sarebbe meglio dire “fuori campo”).
Il secondo è l’obbiettivo base che viene dato quando si acquista il kit con la fotocamera. Generalmente questi sono obbiettivi economici, di qualità medio-bassa. Tant’è che tra fotoamatori, chiamiamo umoristicamente “plasticotti” tutti gli obbietti che appartengono a questa categoria qualitativa.
Ciononostante, vedremo dall’esame delle prove fatte, che comunque anche con quest’ultimo obbiettivo sono stati raggiunti risultati molto soddisfacenti (talvolta anche con stupore del sottoscritto), o comunque risultati eguagliabili tutt’al più con una fotocamera compatta di qualità dotata di un discreto zoom ottico, ma non certo con fotocamere di Smartphone a focale fissa e fotosensori al di sotto di certe dimensioni.

     In tutte le foto scattate per il test, ho lavorato in priorità di diaframmi (Aperture-priority), in modo da avere principalmente il controllo sull’apertura del diaframma, influenzando di conseguenza la luminosità in entrata e la Profondità di Campo (d’ora in avanti, abbreviata per semplicità in PdC), e con una sensibilità fissa a 100 ISO, e lasciando impostare automaticamente alla macchina il valore restante (tempo di scatto) in base alla lettura esposimetrica della scena (con misurazione valutativa pesata al centro).
     Le prime due foto che presento in questo blog, sono state realizzate facendo uso del primo dei due obbiettivi usati in questi test, il 50mm fisso f/1.4. La sua straordinaria massima apertura (F/1.4), mi consente di ridurre la profondità di campo al minimo indispensabile, isolando in modo evidente il soggetto dal resto della scena. Occorre notare, che non ho mai impostato il diaframma alla sua massima apertura (ma entrambe a f/2.8), poiché essendo abbastanza vicino al soggetto, avrei rischiato di ridurre eccessivamente la PdC, provocando così diversi livelli di sfocatura persino sul soggetto principale stesso (ad esempio, naso “in campo” e orecchio “fuori campo”).

Come si può notare dalla seguente foto, vista in dimensione schermo, lo sfondo appare sì sfocato, ma non eccessivamente. Guardando l’immagine nel dettaglio a risoluzione piena, invece, si nota il viso e la mano del bambino (mio figlio Alessandro ^_^) perfettamente a fuoco, ma lo sfondo “ordinatamente” sfuocato, tale da attribuire una sensazione di tridimensionalità tra il soggetto a fuoco e lo sfondo. Addirittura la parte sfuocata/fuori campo è così omogenea da distinguere i cerchietti tipicamente creati dalle ottiche con diaframmi ad apertura circolare, che sono ben evidenti nelle aree “fuori campo” dell’immagine.
In qualche dettaglio dell’immagine, ho anche evidenziato il punto con un cerchietto, indicandolo con il nome di Bokeh.
(Bokeh è un termine giapponese che significa più o meno, campo di confusione, o semplicemente confusione, indicando con questo termine appunto l’area dell’immagine fotografata che è al di fuori del piano focale, o in altre parole, “al di là” o “al di qua” dell’area a fuoco che prende il nome appunto, di Profondità di Campo.)

[Foto IMG_0152]

Altri parametri dai dati EXIF (Riportando solo le informazioni di tecniche di scatto):
Make                : Canon
Camera Model Name   : Canon EOS 100D
Exposure Time       : 1/1250
F Number            : 2.8
Exposure Program    : Aperture-priority AE
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 11:56:03
Create Date         : 2014:02:15 11:56:03
Focal Length        : 50.0 mm
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF 50mm f/1.4 USM
Max Aperture        : 1.4
Min Aperture        : 23
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Focal Length        : 50.0 mm (35 mm equivalent: 79.2 mm)
Hyperfocal Distance : 47.09 m
Lens                : 50.0 mm (35 mm equivalent: 79.2 mm)
Light Value         : 13.3

Nella foto successiva si può osservare che, anche se ad un primo sguardo complessivo a risoluzione monitor, lo sfondo non pare eccessivamente sfuocato (anche se ho utilizzato una apertura f/2.8, la distanza dal soggetto era tale da non ridurre molto la PdC), guardandola poi a dimensione originale, si vedono i dettagli del volto e dei capelli ben nitidi e definiti, mentre si evidenzia la sfocatura già a partire dall’asse di legno alla sinistra della bambina (mia figlia Nicole ^_^)

[Foto IMG_0161]

Altri parametri dai dati EXIF (Riportando solo le informazioni di tecniche di scatto):
Make                : Canon
Camera Model Name   : Canon EOS 100D
Exposure Time       : 1/1000
F Number            : 2.8
Exposure Program    : Aperture-priority AE
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 11:57:29
Create Date         : 2014:02:15 11:57:29
Focal Length        : 50.0 mm
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF 50mm f/1.4 USM
Max Aperture        : 1.4
Min Aperture        : 23
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Focal Length        : 50.0 mm (35 mm equivalent: 79.2 mm)
Hyperfocal Distance : 47.09 m
Lens                : 50.0 mm (35 mm equivalent: 79.2 mm)
Light Value         : 12.9

Da qui in avanti ci sono le foto che ho scattato usando il famoso “plasticotto” 🙂  (Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III)
I risultati sono stati comunque discreti.
In questo primo piano, il volto di Alessandro, visto a dimensione originale, mostra una buona definizione, secondo i parametri di nitidezza impostati, specie a livello degli occhi (anche se non proprio all’altezza del 50mm fisso). Addirittura si distingue nella sua pupilla, l’immagine riflessa del sottoscritto che scatta la foto!
Inoltre, il comportamento dell’immagine “fuori fuoco” è stata migliore del previsto. Lo si nota anche da un “bokeh” pulito, ordinato e preciso (in foto è evidenziato uno dei cerchietti del bokeh).

[Foto IMG_0180]

Altri parametri dai dati EXIF:
Make                : Canon
Exposure Time       : 1/500
F Number            : 4.5
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 12:03:06
Create Date         : 2014:02:15 12:03:06
Focal Length        : 36.0 mm
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III
Max Aperture        : 4.5
Min Aperture        : 29
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Lens                : 18.0 – 55.0 mm
Focal Length        : 36.0 mm (35 mm equivalent: 57.0 mm)
Hyperfocal Distance : 15.19 m
Lens                : 18.0 – 55.0 mm (35 mm equivalent: 28.5 – 87.2 mm)
Light Value         : 13.3

[Foto IMG_0193]

Altri parametri dai dati EXIF:
Make                : Canon
Exposure Time       : 1/500
F Number            : 4.5
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 12:20:45
Create Date         : 2014:02:15 12:20:45
Focal Length        : 32.0 mm
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III
Max Aperture        : 4.4
Min Aperture        : 29
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Focal Length        : 32.0 mm (35 mm equivalent: 50.7 mm)
Hyperfocal Distance : 12.00 m
Lens                : 18.0 – 55.0 mm (35 mm equivalent: 28.5 – 87.2 mm)
Light Value         : 13.3

[Foto IMG_0195]

Altri parametri dai dati EXIF:
Make                : Canon
Exposure Time       : 1/1250
F Number            : 4.0
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 12:21:05
Create Date         : 2014:02:15 12:21:05
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III
Max Aperture        : 4
Min Aperture        : 25
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Focal Length        : 28.0 mm (35 mm equivalent: 44.4 mm)
Hyperfocal Distance : 10.34 m
Lens                : 18.0 – 55.0 mm (35 mm equivalent: 28.5 – 87.2 mm)
Light Value         : 14.3

[Foto IMG_0200]

Altri parametri dai dati EXIF:
Make                : Canon
Exposure Time       : 1/1000
F Number            : 4.5
ISO                 : 100
Date/Time Original  : 2014:02:15 12:22:42
Create Date         : 2014:02:15 12:22:42
Macro Mode          : Normal
Self Timer          : Off
Quality             : RAW
Canon Flash Mode    : Off
Focus Mode          : AI Focus AF
Metering Mode       : Evaluative
Canon Exposure Mode : Aperture-priority AE
Lens Type           : Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 III
Max Aperture        : 4
Min Aperture        : 25
AF Area Mode        : Single-point AF
Num AF Points       : 31
Valid AF Points     : 9
Focal Length        : 25.0 mm (35 mm equivalent: 39.6 mm)
Hyperfocal Distance : 7.32 m
Lens                : 18.0 – 55.0 mm (35 mm equivalent: 28.5 – 87.2 mm)
Light Value         : 14.3