Perché il vostro obiettivo economico è migliore di quanto voi crediate. (by Michele Vacchiano)

Relativamente all’articolo che ho pubblicato qualche tempo fa su questo blog, raggiungibile al link http://gabrielezappi.net/?p=11, ecco a riconferma della mia analisi, la riflessione di un amico, il fotografo Michele Vacchiano (che ho avuto il privilegio di conoscere e frequentare personalmente), che riporta un articolo nel suo sito su cui mi trovo completamente d’accordo.

Ne riporto solo qualche parte fondamentale che ci tengo sottolineare. Tuttavia per leggere l’articolo completo potete cliccare QUI . Questa è una pagina del sito “Michele Vacchiano Cultural Photography“.


Perché il vostro obiettivo economico è migliore di quanto voi crediate.

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I fotografi dilettanti che usano la reflex utilizzano prevalentemente (quasi tutti) lo zoom fornito in dotazione con la macchina, classicamente il 18-55 adottato (con poche varianti) dalle case più note.
E tutti, nessuno escluso, impugnano la reflex a mano libera, anche nell’ombra di un campiello veneziano circondato da alte mura, o sotto il tendone di un mercatino rionale.
Ovviamente senza nemmeno immaginare di attivare il flash (oggetto generalmente considerato alieno – anche quando è incorporato nella calotta della reflex – e persino un po’ temuto), perché “tanto io ho la mano ferma“.

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Perché quelle fotografie che sembravano così limpide e squillanti sul display della reflex, e anche decisamente accettabili se visualizzate a pieno schermo sul PC, una volta portate alla dimensione dei pixel reali appaiono miseramente deludenti.

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Così si dà la colpa alla foschia, al moiré, all’architettura del sensore, al filtro passabasso, alla mancanza di proiezione telecentrica (mavalà), o più semplicemente all’obiettivo, economico e per ciò stesso scadente.
Senza pensare, invece, alla spiegazione più ovvia, che potrebbe essere immediatamente individuata se solo si desse un’occhiata ai dati di scatto (i famosi dati Exif, per essere precisi).

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[per continuare a leggere, clicca qui]

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La colpa, dunque, non è dell’obiettivo, della foschia o di altre fantasiose variabili, ma del micromosso, quell’insidioso diavoletto che sempre attenta alla nitidezza delle nostre immagini quando presumiamo, sbagliando, di avere mano ferma e polso d’acciaio.
Perché il cuore pulsa, il sangue circola, e sarebbe davvero da sciocchi pensare che il nostro sistema muscolo-scheletrico possa restare immobile anche solo per una frazione di secondo!

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Lo stabilizzatore …… Giusto per stroncare sul nascere facili quanto dannose illusioni, va detto che  il sistema è efficace solo quando i movimenti sono davvero minimi, ma anche quando il tempo di otturazione non è esageratamente lento: al di sotto del ventesimo di secondo anche lo stabilizzatore più efficace fa fatica.
……
……. diventa perfettamente inutile quando si pretende di fotografare a mano libera all’interno di una chiesa durante un weekend a Venezia!
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Poi scaricate la scheda di memoria, portate le immagini al 100% e preparatevi ad erompere in un “Oooh!” di meraviglia: rispetto a prima, le vostre immagini sembreranno scattate con strumenti che non sono i vostri.
Segno che il vostro zoom economico è un obiettivo più che degno e che il problema non stava in lui, ma in voi.
[per leggere l’articolo completo, clicca qui]


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